1 Year of Mosul Dam
1 Year of Mosul Dam

1 anno di Mosul Dam

11 Agosto 2017 - L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso. (Anne Carson)

Si è detto e scritto molto sulla straordinaria esperienza del cantiere alla Diga di Mosul. A un anno abbondante dalla mobilizzazione dei primi colleghi Trevi, vale la pena tirare le somme di quanto è stato fatto. Ma è altrettanto utile chiedersi se e come questo viaggio ci stia cambiando.

L’inizio dell’avventura
Ad Agosto del 2016 erano operative, in cantiere, 10 risorse. Principalmente, profili manageriali inviati per identificare le priorità logistiche e operative e iniziare a predisporre il terreno per un ben più ampio spiegamento di personale qualificato. Oggi il cantiere vanta un organico di circa 650 unità, tra tecnici e personale di staff: colleghi iracheni, italiani e di numerosi altri paesi, per un totale di 11 diverse nazionalità. Un incremento di questa portata è stato possibile solo grazie al coordinamento di tutte le funzioni, oltre che alla costruzione di un’area residenziale di 390.000 mq, pari a circa 55 campi da calcio!

Da un punto di vista operativo, l’inizio delle lavorazioni per la messa in sicurezza della Diga di Mosul è avvenuto simultaneamente al ri-ammodernamento di molti degli impianti in essere. In molti casi si è dovuto procedere al completo smantellamento e rifacimento ex-novo delle strutture esistenti. Per dare riferimenti concreti, nella sola galleria si è provveduto all’installazione di circa 250 km di cavo elettrico, 20 km di tubazioni per miscele, bentonite, acqua, calcestruzzo e sistema di dewatering e 2,5 km di fibra ottica.

La Diga oggi
Le difficoltà logistiche, ambientali e la particolare ostilità dell’area di lavoro (ricordiamo che molte delle lavorazioni avvengono in una galleria della larghezza media di 3 m), oltre che rigorose misure di sicurezza, non hanno fermato l’opera dei nostri tecnici. Oggi la Diga di Mosul vanta 3 Mixing Plant esterni, 20 Batching Grouting Units (BGU) e 13 perforatrici che operano h24, sotto il monitoraggio e la guida di un dipartimento tecnico tra i più tecnologicamente avanzati disponibili nel settore. L’area totale interessata dall’intervento è di 3,4 km.
Le iniezioni di solidi hanno raggiunto la portata record di 6.000 tonnellate. La lunghezza perforata è stata, ad oggi, di ben 100 km. Una distanza superiore a quella che separa Bologna da Cesena. Per la prima volta è stato impiegato un sistema di gestione integrale delle iniezioni interamente automatizzato, appositamente studiato per Trevi. Le lavorazioni subacquee sono state completate con successo. La generale messa in sicurezza della Diga ha permesso di innalzare nuovamente il bacino delle acque ai livelli record del 2005, e riaprire lo spillway dopo ben 12 anni dall’ultima apertura.

La costruzione dell’area residenziale è prossima ad essere ultimata, ma già ora dispone delle strutture essenziali (2 mense, 2 palestre, 1 bar, 1 pizzeria, 1.100 posti letto, 17 palazzine uffici) per ospitare oltre 1.000 tra civili e militari, in un esperimento ampiamente riuscito di condivisione di un’area tra personale Trevi e Forze Armate (circa 500 militari). Tutto è avvenuto nel massimo rispetto degli standard più elevati di Sicurezza sul Lavoro, avendo al centro l’interesse primario della salute del personale.

È altresì utile rammentare lo stretto coordinamento con la Direzione Lavori svolta da US Army Corps of Engineers (USACE) finalizzato, in ultima istanza, ad accontentare le crescenti richieste del nostro cliente, il Ministry of Water Resources Iracheno.

Non ultimo e non a caso, l’operato di Trevi ha più volte ottenuto il riconoscimento aperto del Primo Ministro della Repubblica Irachena.

La Trevi di domani
L’esperienza di questo progetto unico nel suo genere permette a Trevi di gettare le basi per il futuro. A dire il vero, la Diga di Mosul non è stata un progetto, ma l’insieme di 6 diversi progetti in un arco temporale ristrettissimo: la costruzione dell’area residenziale; la costruzione delle nuove palazzine uffici e del nuovo magazzino in Diga; l’ammodernamento delle infrastrutture all’interno della galleria; l’installazione del sistema di telecomunicazioni (c.d. CIS); le lavorazioni subacquee del Bottom Outlet; il Drilling and Grouting.

Il ruolo di “lead contractor” ricoperto nella gestione di questi 6 progetti paralleli permette a Trevi di maturare una esperienza solida nelle commesse di medio-grandi dimensioni, oltre che nella gestione strutturata di sub-appalti. Una nuova generazione di tecnici e impiegati si sta formando, supportata dall’esperienza del personale di lungo corso.

Trevi deve avere la capacità di capitalizzare questa esperienza, puntando senza remore a strutturare ulteriormente i propri processi interni perseguendo ancor di più le best practice internazionali. La Diga di Mosul, oltre ad essere un progetto di successo per l’azienda, può diventare un laboratorio nel quale far germogliare nuove tecniche e nuove modalità operative e gestionali. E di conseguenza, può giocare un ruolo fondamentale nella crescita delle nuove leve della Trevi del futuro.

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